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Matteo Beluffi: consigli di Latte Art…da campioni

Matteo Beluffi: consigli di Latte Art…da campioni

apr 19, 2017


I campioni non si fermano mai. Determinazione, costanza e voglia di mettersi in gioco sono le caratteristiche che li rendono così instancabili. È il caso di Matteo Beluffi che, dopo aver conquistato il primo posto ai campionati italiani di Latte Art al Sigep di Rimini 2017, si sta già preparando per i campionati mondiali del World Of Coffee a Budapest (Ungheria). Quali sono i suoi segreti?

L’estetica è tutto: da dove prendi ispirazione?
“La mia principale fonte di ispirazione è data dai tatuaggi e da immagini del web. Cerco di scomporle in parti per capire da dove iniziare a disegnare in tazza e poi cerco di integrare anche i tempi di gara per sapere se semplificare o meno la figura che devo realizzare.”

Per un buon decoro…
Ci vogliono tanto allenamento, passione, costanza, determinazione e una buona dose di creatività. Gli incontri con i campioni del mondo quali Hisako Yoshikawa, Chiara Bergonzi, Chris Loukakis e Um Paul mi hanno aiutato a crescere molto dal punto di vista professionale. Sono stati infatti un’inesauribile fonte di ispirazione e ho sempre cercato di mettere in pratica tutto quello che vedevo fare da loro.In Italia il cappuccino con le decorazioni in latte art (il cosiddetto flat white) non è così diffuso.


Quali sono allora le differenze tra un flat white e un classico cappuccino all’italiana?
“Il flat white viene realizzato con un doppio espresso, una crema fine e compatta e una capienza della tazza più grande. La doppia dose di espresso cambia molto le proporzioni latte/caffè, con una prevalenza di quest’ultimo in termini di aromi. Il cappuccino, invece, prevede un espresso, più crema e una capienza leggermente inferiore della tazza.”

La nostra dc pro era sponsor dei campionati italiani di Latte Art e ha gareggiato con te. Cosa ti è piaciuto di più della sua performance?
“Sicuramente la facilità di utilizzo: la posizione e la lunghezza della lancia, infatti, sono molto comode e non sono elementi da sottovalutare. Diciamo che l’ergonomia vince.”